“OTTO” : lo strumento elettronico del futuro?
Durante il “Festival della Creatività”, al Padiglione Ghiaia, è stata allestita un’area dedicata all’arte, alla multimedialità, all’interaction design e all’immagine. Proprio qui hanno trovato spazio progetti e mostre che ponevano al centro del loro interesse: tecnologia e media. Nella sezione “making Ideas Happening”, che esponeva i lavori del corso di Laurea in interaction design dell’Università luav di Venezia, abbiamo incontrato tre ragazzi che hanno fatto appunto delle loro tesi di laurea dei veri e propri progetti (sponsorizzati da “H-Farm”).
Qui di seguito l’intervista a uno dei ragazzi, Luca de Rosso, che ha ideato “OTTO”, lo strumento musicale elettronico.
Leggenda: Bernardo Bozza = B.B.
Luca De Rosso = L.
B.B: nome?
L: Luca.
B.B: cognome?
L: De Rosso.
B.B: che cosa rappresenta il tuo progetto?
L: eh beh, rappresenta uno strumento musicale per musica elettronica, principalmente; si basa molto sull’utilizzo di questa tecnica che ha dato vita negli anni a generi come drum’n’bass, jungle e via dicendo fino a breakcore, ecc… Questa tecnica, per la quale non è mai esistito nessun strumento ad hoc, si chiama pics life. Quindi quello che volevo fare era creare delle interazioni che fossero più intuitive, che avessero un link più forte tra azione e quello che sto sentendo; cercare di creare qualcosa di più vicino a quello che succede con un normale strumento, no? Come la chitarra..
B.B: quindi pensi che possa semplificare in un certo senso il metodo della musica elettronica? Cioè di renderlo anche più semplice per chi è meno esperto?
L: No, no. Il mio obiettivo non è semplificare la cosa ma più che altro dargli un’altra veste, anzi una veste forse più ufficiale. E’ comunque uno strumento di nicchia, per un certo tipo di settore e quindi è dedicato per gli addetti ai lavori. È chiaro che comunque una persona profana può giocarci un attimo e trovarlo divertente. Il mio obiettivo insomma non era quello di semplificare il mio processo, bensì di renderlo più divertente, più coinvolgente.
B.B : pensi che possa essere commercializzato entro breve?
L: Io ci spero. Adesso sono dentro delle pseudo trattative, che però ancora non sono del tutto ufficiali. Diverse persone sono interessate, un po’ in tutto il mondo, a questo progetto. E poi ci sono ragazzi, un po’ ovunque, che mi chiedono quando sarà disponibile per comprarlo, ecc.. Io non so dire niente, perché dipende da chi può incrementare la cosa e da chi poi la evolverà. Ci sono parecchie cose in ballo.
B.B: come ti è venuta in mente l’idea?
L: l’idea di base mi è venuta perché, essendo il mio ultimo progetto da studente, volevo fare una cosa che mettesse insieme tutte le mie passioni, ovvero: la musica e l’interaction design, come prime due cose. E quindi ho fatto una ricerca, e alla fine quello che volevo fare era rendere la musica elettronica più tangibile, più performativa, e forse più coinvolgente, diciamo, e alla fine nella mia ricerca ho deciso di focalizzarmi sul “pics life” (la tecnica di cui ho parlato prima), anche perché di questa tecnica non c’era ancora niente di ufficiale. Questo è in due parole il percorso che ho fatto.
B.B: e come si chiama questo..?
L: Otto
B.B: Otto?
L: Otto. In realtà non è che abbia un gran significato, il nome. Semplicemente volevo dargli un nome che fosse italiano. Otto perché il campione è diviso in otto parti, ma non è che sia fondamentale per capire a cosa serve. Volevo insomma dargli un nome che non fosse inglese, ma il più italiano possibile e basta!
Intervista: a cura di Bernardo Bozza.
Bernardo Bozza, Elena F. Di Bella Manca, Noemi Stella
